COUNSELING PROFESSIONALE GENERATIVO


000. setting



Il counseling professionale generativo è ciò che pratico.

Credo nell’approccio centrato sulla persona (Carl Rogers) e duqnue che ognuno ha al suo interno risorse e competenze per riuscire a fronteggiare il proprio problema, incrementando la percezione del proprio potere personale.






presso
l’IRG (Istituto Gruppo di Ricerca)
Via Breganzona 16
6900 Besso-Lugano




sta tutto nell’abitarsi.












    

   

001.1 DIADE

Percorso di counseling professionale individuale




001.2 GRUPPO/FAMIGLIA

Percorso di counseling professionale con coppie, famiglie, équipe, istituzioni



Il tirocinio è al completo,
prossima disponibilità post certificazione - agosto/settembre 2026.









002.1 DIASPORA SHQIPTARE


Questo gruppo d’incontro è aperto alla sola diaspora albanese (Albania e Kosovo).

Un cerchio di ascolto e condivisione, per esplorare insieme identità, radici e vissuti.


INCONTRI

01 - 08.12.2025 - IRG PT/Sala gruppo
02 - 05.01.2026 - IRG PT/Sala gruppo
03 - 26.01.2026 - IRG PT/Sala gruppo
04 - 09.03.2026 - IRG PT/Sala gruppo

05 - 20.04.2026 - IRG PT/Sala gruppo
06 - 11.05.2026 - IRG PT/Sala gruppo
07 -
08 -
09 -
10 -




002.2 SEMINARIO INTENSIVO



cosa significa essere figli e come ci si sente?
Il finesettimana immersivo è aperto a chiunque sia maggiorenne.

L’invito è quello di abitare il ruolo di figli che contraddistingue ogni essere umano, prima ancora di abitarne altri paralleli.

Inizierà un venerdì pomeriggio e si concludera la domenica pomeriggio.


IN VIA DI DEFINIZIONE

             iscrizioni aperte mimi.shehu@gmail.com







“Di notte, quando non riusciva a dormire, Litvinoff andava nel suo studio e prendeva una copia della “Storia dell’amore”. Aveva riletto il quattordicesimo capitolo, « L’Era del Filo », così tante volte che il libro si apriva automaticamente a quella pagina. 

Quante parole vanno perdute. Lasciano la bocca e perdono il coraggio, e se ne vanno in giro finché finiscono nel canaletto di scolo come foglie morte. Nei giorni di pioggia, passando, si sentono i loro cori: “EraunabellissimaragazzaTipregononandarteneCredoanch’iocheilmiocorposiadivetroNonhomaiamatonessunoPensodiesseresimparitaPerdonami...”

C’era un tempo in cui non era insolito usare un pezzo di filo per guidare le parole che altrimenti avrebbero faticato ad arrivare a destinazione. Le persone timide si portavano in tasca un rocchetto di filo, ma anche chi aveva facilità a esprimersi sentiva di averne bisogno dal momento che, chi era abituato a farsi ascoltare da tutti, spesso si trovava in difficoltà quando voleva essere ascoltato da una persona in particolare. La distanza fisica tra due persone che usavano il filo spesso era minima; talvolta più piccola era, e maggiore era la necessità di usare il filo. 

L’abitudine di attaccare un bicchierino a ciascun capo del filo nacque molto tempo dopo. Alcuni sostengono che sia legata all’impulso insopprimibile di portarsi alle orecchie le conchiglie, per ascoltare l’eco della prima espressione del mondo. Altri dicono che fu inaugurata da un uomo che teneva un capo del filo srotolato da una sponda all’altra dell’oceano, fino a una ragazza partita per l’America. 

Quando il mondo divenne più grande e non ci fu abbastanza filo per impedire che le cose che gli uomini volevano dire scomparissero nell’immensità, fu inventato il telefono. 

A volte non c’è filo abbastanza lungo per dire quello che è necessario. In quei casi, il filo non può fare altro che accompagnare il silenzio degli uomini.”


Nikole Krauss in La storia dell’amore, pagine 135-137.




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